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Ricerca e sviluppo Social responsability report

SOCIAL RESPONSABILITY REPORT

I NOSTRI PROGETTI

TITOLO

Scheda 1

Patologie Croniche, stili di vita e disuguaglianze nell'accesso ai servizi (pre-post comparison study)

PARTNER:  Lilly Spa


RAZIONALE DEL PROGETTO

La Regione Toscana e le Aziende come la Usl 8 di Arezzo, a partire dal Piano Sanitario 2008-2010 hanno focalizzato l’attenzione sulla gestione delle malattie croniche, sperimentando il modello organizzativo detto “Sanità di iniziativa” (Chronic Care Model) che affida alle cure primarie il compito di programmare e coordinare gli interventi a favore dei malati cronici attraverso la forte interazione tra paziente, reso esperto da opportuni interventi di formazione e addestramento, ed il team multiprofessionale costituito da operatori sociosanitari, infermieri e medici di medicina generale (MMG) che non rimangono in attesa nei loro ambulatori, ma si muovono attivamente per sollecitare il paziente ai follow up, all'adesione alla terapia, al cambiamento verso migliori stili di vita. Se questo è utile per tutti i pazienti, lo è in particolare per quelli affetti da patologie croniche, tanto più lo è per quelli affetti da patologie croniche con determinanti di salute più sfavorevoli che come è noto meno accedono, nonostante il nostro Sistema universalistico, alle cure. Ma questo nuovo modello è davvero efficace come lo è stato in Canada dove è stato applicato la prima volta? Per questo fin dalle prime fasi di applicazione si è ritenuto utile monitorarne i risultati con questo studio che ha messo a confronto 1.500 pazienti di età 45-84 anni, selezionati casualmente tra gli assistiti di MMG della Ausl 8 che hanno aderito al CCM e altri 1.500 assistiti residenti nella Ausl di età 45-84 affetti da patologie croniche (selezionati casualmente tra coloro che utilizzano farmaci antidiabetici orali e sono assistiti da MMG non partecipanti al CCM.


PRINCIPALI RISULTATI

L'indagine effettuata in tre fasi temporali da intervistatori preparati e già utilizzati per il progetto ministeriale “Passi” ha confermato che i pazienti con condizioni socio-economiche peggiori seguono mediamente stili di vita meno sani e percorsi di cura meno appropriati

Con la Sanità d’iniziativa:

  • i pazienti seguono percorsi di cura più appropriati e si annullano (quasi) le differenze per condizione socio-economica
  • gli accessi al Pronto Soccorso si sono ridotti dell'11%
  • i ricoveri ospedalieri si sono ridotti del 22%
  • gli esami di diagnostica pesante si sono ridotti del -16%
  • le analisi di laboratorio sono aumentate, come atteso del 17% (+aderenza alla terapia)
  • non ci sono stati invece miglioramenti, sulla base dell'indagine effettuata su un campione di 1.500 pazienti realizzate da intervistatori preparati e già utilizzati per il progetto Ministeriale Passi, nella correzione degli stili di vita. Su quest’ultimo tema occorre impegnarsi ulteriormente con adeguate campagne di marketing sociale.

TITOLO

Scheda 2

I benefici nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale e del suo collegamento con l’attività ospedaliera

PARTNER: Pfizer
PARTNER SCIENTIFICO: School of Management del Politecnico di Milano


RAZIONALE DEL PROGETTO

Nel corso degli ultimi anni l’Azienda ha condotto sulla base delle indicazioni nazionali e regionali numerosi progetti di riorganizzazione dell’assistenza territoriale, con interventi sia sugli assetts (Aggregazioni Funzionali Territoriali-Aft, Moduli Chronic Care Model, Case della Salute, Modello di Continuità Ospedale Territorio), che tecnologici (l’Azienda sta sperimentando il “cloud” sanitario di Aft), finalizzati a creare una rete sempre più integrata ed efficiente che metta in relazione i medici di famiglia con le strutture sanitarie e i pazienti. Tutti questi interventi attuati in maniera progressiva rischiano –come può accadere in aziende articolate e di grandi dimensioni come la nostra (bacino di 400.000 abitanti, 5 ospedali, 5 zone distretto, 500 mmg…)- di perdere la visione d’insieme e le opportunità, o le criticità che la sola sommatoria degli interventi senza una vera integrazione degli stessi avrebbe potuto provocare. Per questo si è ritenuto utile una “rilettura” a posteriori dei nuovi modelli messi in atto al fine di orientare al meglio i prossimi interventi.


PRINCIPALI RISULTATI

A partire dall’analisi della situazione attuale e degli interventi di riorganizzazione messi in atto, svolti tramite studio della documentazione fornita e confronto diretto con gli operatori coinvolti nello svolgimento delle attività-, è stato possibile dimensionare i volumi di attività delle diverse strutture organizzative (in particolare Chronic Care Model, Agenzia Continuità Ospedale Territorio –Acot, Modello di Continuità Assistenziale-Mo.di.ca, e Casa della Salute) ed individuare i principali benefici ottenuti dalla riorganizzazione.
In particolare la riduzione della degenza media rilevata dai dati relativi al presidio di Arezzo:

-7% anno 2012;
-9% anno 2013;
-7% dei ricoveri ripetuti.

che dimostra un effettivo aumento dell’efficienza interna come conseguenza all’attivazione delle nuove strutture organizzative introdotte. E’ infatti evidente che l’attivazione di percorsi di assistenza e cura standardizzati per pazienti cronici ha permesso l’ottimizzazione del consumo di risorse ospedaliere e maggiori livelli di qualità della cura e dell’assistenza erogata. Tali benefici possono aumentare valorizzando le sinergie tra l’ente ospedaliero e le strutture territoriali. Sul fronte dell’assistenza territoriale i trend di crescita nella fruizione di servizi erogati dalle strutture sul territorio (in particolare le Case della Salute) suggeriscono un buon livello di soddisfazione da parte dei cittadini nei confronti di tali istituzioni.

Accessi ambulatoriali diretti + 24%;
Accessi ambulatoriali indiretti +59%
Prestazioni ambulatoriali erogate +47%

Infine, si è notato come la configurazione di un nuovo Modello di Continuità Assistenziale (Mo.di.ca.) abbia permesso effettivi risparmi per il presidio ospedaliero di Arezzo.

11,5 giorni di degenza media per patologie complesse interventistiche prima dell’attivazione del Mo.di ca. (aprile 2011-marzo 2012)
7,9 giorni di degenza media per patologie complesse interventistiche dopo l’attivazione del Mo.di ca. (gennaio 2013-aprile 2013)

Nel caso di ricovero in Ospedale di Comunità dopo il ricovero in Ospedale la durata della degenza era pari a 25,5 giorni per un costo totale di 9.000 euro

Nel caso di un ricovero in Mo.di.ca. dopo il ricovero in Ospedale la durata della degenza è pari a 18,2 giorni per un costo totale pari a 6.285 euro

Per affinare l’analisi si è proceduto alla valutazione dei benefici ottenuti dai reparti ospedalieri per i quali è attiva la procedura di ricovero in Mo.Di.CA per la gestione delle dimissioni difficili. Per questi reparti si è potuto confrontare la durata di degenza in reparto prima e dopo l’attivazione del Mo.Di.CA (per l’Ortopedia non si è potuto risalire alla degenza media prima dell’attivazione del Mo.Di.CA) mantenendo invariate rispetto al valore medio utilizzato per la valutazione precedente il ricovero in Mo.Di.CA (10,3 giorni) e il ricovero in Ospedale di Comunità (14 giorni). Di seguito sono riportati i valori relativi a ciascun reparto con il dettaglio del numero di casi di pazienti ricoverati in Mo.Di.CA per tipo:

Reparto

Durata media degenza ordinaria

numero di casi

Risparmio totale

apr ’11/mar ‘12

gen/apr ‘13

Medicina Interna

13,5 gg

12,6 gg

23

25.185 €

Genriatria

11,4 gg

8,4 gg

32

75.360 €

Neurologia

9,7 gg

6,5 gg

9

22.275 €

Ortopedia

-

4 gg

8

-

Dai dati risulta che, nel periodo gennaio – aprile 2013 rispetto aprile 2011 – marzo 2012, il costo delle degenze che hanno previsto dimissione in Mo.Di.CA (prima gestite con ricovero in Ospedale di Comunità) si è ridotto del:

  • 11% per il reparto di Medicina Interna;
  • 26% per il reparto di Medicina Interna Geriatria;
  • 31% per il reparto di Neurologia.

Per quanto riguarda la valutazione degli eventuali benefici della definizione dei percorsi in CCM e delle sinergie sviluppate con le Case della Salute si è ragionato nuovamente in ottica di sistema, considerando il CCM un percorso trasversale tra la struttura ospedaliera e le strutture di cura territoriali, che nel caso in esame sono 2 Case della Salute. In termini di benefici ottenuti dal punto di vista della struttura ospedaliera si sono presi a riferimento le prestazioni erogate prima (2009) e dopo la sperimentazione (2011) del CCM per pazienti affetti da scompenso cardiaco (coorte di 636 pazienti coinvolti nel CCM in vita al 31/12/2011).

Rispetto ai volumi produttivi si sono registrati quindi:

  • -11% del numero di ingressi in Pronto Soccorso
  • - 22% del numero di ricoveri ospedalieri
  • - 2% del numero di visite specialistiche
  • - 22% del numero di prestazioni diagnostiche

Sono stati inoltre dimostrati benefici in termini di outcome clinico sui pazienti valutati.

TITOLO

Scheda 3

Facilitatore sociale per la salute mentale, corso di formazione rivolto a persone in cura presso il Dipartimento di Salute Mentale

PARTNER: Roche


RAZIONALE DEL PROGETTO

Come è noto la Psichiatria ha subito negli ultimi 30 anni una forte spinta evolutiva in cui l’asse della cura si è spostato da una visione custodialistica ad una sempre più incentrata all’implementazione di interventi efficaci finalizzati alla cura e alla riabilitazione del paziente psichiatrico che favoriscano il processo di empowerment e di recovery dalla malattia mentale. Il progetto si è incentrato nel valutare, nell’ambito del recovery, l’utilità e l’efficacia del volontariato nella promozione della salute mentale formando persone con esperienza diretta di disagio psichico affinché tale esperienza diventasse una risorsa oltre che per se stessi per altre persone affette dallo stesso disturbo. La motivazione per i volontari è la combinazione di ciò che loro possono dare agli altri e ciò che possono ottenere per se stessi. Va altresì detto che numerose ricerche sono state condotte nel tentativo di valutare l’importanza ed il ruolo che il lavoro rappresenta per le persone con disabilità psichica. Sono ormai noti gli effetti benefici associati all’occupazione degli utenti psichiatrici legati al miglioramento della sintomatologia, con notevoli ripercussioni sul tasso di ricoveri nei reparti ospedalieri e più in generale sul processo di recovery dalla malattia mentale.

PRINCIPALI RISULTATI

Il gruppo di utenti era rappresentato inizialmente da 18 persone di cui 2 hanno abbandonato il corso (drop-out) all’inizio delle lezioni. Pertanto il gruppo è stato costituito da 16 persone, 3 maschi (17%) e 15 femmine (83%) complessivamente con età media di 45 anni molto simili in termini sintomatologici e funzionali. Rispetto ai risultati ottenuti, ad oggi è possibile affermare in maniera preliminare che il gruppo sperimentale, che ha terminato le lezioni teoriche e che ad ottobre concluderà la fase di stage, ha attivato, come forma di stage, due gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto (AMA). I due gruppi al momento sono rivolti agli stessi utenti del GS. I due gruppi, gestiti in maniera autonoma dagli utenti facilitatori, sono supervisionati da due tutor esperti.

Un utente sta conducendo un laboratorio di arte terapia sotto la supervisione di uno psicologo volontario che da anni collabora con il nostro servizio, laboratorio rivolto ad utenti con disabilità non solo mentali ed esterni al servizio. Un’altra utente sta svolgendo il tirocinio presso una casa di riposo per anziani. A settembre verrà attivato un PIR (Progetto Riabilitativo Individualizzato) con rimborso spesa, primo passo verso una fase di inserimento lavorativo effettivo dell’utente stessa. Di particolare rilievo è l’esperienza che sta conducendo una facilitatrice all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) durante l’intervento psicoeducativo rivolto agli utenti ricoverati nel Servizio. Il compito della facilitatrice è quello di affiancare l’ infermiere esperto nella conduzione del gruppo riportando la propria esperienza di malattia come esempio per i degenti. Infine, l’intero gruppo a maggio si è costituito come Associazione di Volontariato.

L’Associazione si chiama “Contatto” ed ha, tra le varie finalità quella di attuare progetti e iniziative a carattere socio-sanitario, educativo ed occupazionale miranti al recupero e alla riabilitazione delle persone svantaggiate con particolare riferimento ai programmi di inserimento lavorativo.

I risultati finora ottenuti sono in linea con i risultati attesi dal progetto. Le opinioni riferite dagli utenti fanno ipotizzare che tali risultati saranno consolidati ed incrementati al termine del progetto. Pertanto è possibile affermare, con la dovuta cautela, che il progetto rappresenta una valida opportunità per gli utenti con ricadute significative anche su altri utenti del Dipartimento di Salute Mentale.

TITOLO

Scheda 4


Prevalenza e appropriatezza prescrittiva nella terapia delle bronco pneumopatie cronico ostruttive

PARTNER: Glaxo Smith & Cline; Novartis

RAZIONALE DEL PROGETTO

In Italia l’asma ha una prevalenza che negli adulti affligge circa 3,5 milioni di persone, la BPCO circa 2,6 milioni. La BPCO è la quarta causa di decessi in assoluto superando addirittura i morti per cancro. Sia la BPCO che l’Asma sono ostruzioni croniche delle vie aeree, hanno sintomi comuni ma le caratteristiche intrinseche di tale infiammazione sono molto diverse. La limitazione alle vie aeree nell’asma è spesso completamente reversibile, nella BPCO non è reversibile e se continua l’esposizione ad agenti nocivi è progressiva. Il progetto ha inteso evitare distorsioni nella diagnosi delle due patologie ed il rischio di cure inappropriate. Sono stati coinvolti 40 medici di medicina generale appartenenti ad 8 Moduli di Chronic Care Model per un bacino di utenza di circa 50.000 persone. Su di loro è stata effettuata la formazione riguardo alle metodiche dello studio e della diagnostica strumentale (Spirometria, Test di broncodilatazione, Saturimetria, somministrazione di Scale valutative, compilazione Cartelle specialistiche) con proiezione ripetuta di due medici specialisti e di un Infermiere specializzato in broncopneumopatologia, presso le sedi dei Moduli di CCM e presso 5 sedi ambulatoriali. Sono stati eseguiti anche 2 incontri formativi collettivi per la verifica di apprendimento e la discussione dei preliminari allo Studio. Successivamente i medici di medicina generale di ogni Modulo CCM hanno arruolato pazienti ritenuti affetti da BPCO, solo sulla base dell'anamnesi e della valutazione clinica. Questi pazienti sono stati quindi sottoposti presso i Moduli (in massima parte con tutoraggio diretto da parte di operatori della U.O.S. Pneumologia Territoriale) a Spirometria, Test di broncodilatazione, Saturimetria, somministrazione di Scala CAT, inserimento dati in Cartella specialistica dedicata. I dati complementari, nonché quelli relativi alla terapia inalatoria in atto sono stati tratti dalle Cartelle del Sistema Millewin a disposizione dei medici di medicina generale. Tutti i dati ottenuti sono stati raccolti dalla U.O.S. Pneumologia Territoriale analizzati ed elaborati. Sono stati eseguiti, con i dati preliminari ed in itinere, 5 audit clinici zonali per la discussione e la correzione delle strategie di approccio diagnostico/terapeutico al paziente con BPCO.

PRINCIPALI RISULTATI

Sono stati coinvolti 1.151 soggetti (età media 71,71 anni; 713 maschi e 438 femmine), di cui 663 sono risultati realmente affetti da BPCO (sensibilità diagnostica globale dei MMG pari al 57,6%). 72 pazienti sono risultati affetti da ASMA e non da BPCO. Il 57% dei soggetti arruolati era già in trattamento con farmaci inalatori per BPCO prima della conferma diagnostica strumentale, mentre 240 su 1151 erano trattati per BPCO in assenza di malattia. Di conseguenza seguiti con una terapia non appropriata. Lo studio ha permesso di formare alla corretta diagnosi clinico/strumentale di BPCO gli operatori dei Moduli di Chronic Care Model (MMG, Infermieri e OSS), nonché di evidenziare i comportamenti non corretti che hanno determinato una bassa sensibilità diagnostica. Inoltre ha permesso di individuare lo scostamento tra la terapia prescritta e quella più appropriata, fornendo indicazioni sulla correzione della stessa. I take home messages degli audit clinici e di tutto lo studio sono stati che nessun paziente debba ricevere in futuro una diagnosi di BPCO e la relative terapia, senza un approccio anamnestico/clinico/strumentale adeguato. La U.O.S Pneumologia Territoriale costituirà la guida ed il riferimento, con monitoraggio costante, per poter mantenere standard qualitativi adeguati. Una seconda fase del progetto tenderà ad individuare i risparmi apportati per il Sistema dal progetto realizzato ed uno studio osservazionale volto a rilevare un atteso miglioramento nei pazienti sui quali sia stata corretta la terapia.