AUSL8 - via Curtatone, 54 - Arezzo tel. 0575.2551 e-mail: urp@usl8.toscana.it
CEFALEE

Cefalee

CENTRO CEFALEE

Presso l’Ospedale San Donato di Arezzo è attivo, fin dal 2005, l’ambulatorio del Centro Cefalee, del quale è responsabile il Dr. Sauro Severi della U.O. Neurologia, con all’attivo circa 1.000 pazienti trattati.
Presso il Centro Cefalee è possibile eseguire, tramite il Day Service, una diagnostica completa correlata alla patologia emicranica, comprendente esami di laboratorio, EEG, TAC encefalo, RM encefalo, PET encefalo, ecocardiogramma, ecodoppler carotideo, esami genetici.
Il Centro Cefalee è autorizzato all'utilizzo di qualsiasi terapia farmacologica attualmente disponibile nel territorio nazionale, sia di I° livello (le varie terapie profilattiche e le più recenti terapie sintomatiche con triptani), che di II° livello (es: tossina botulinica di tipo A) ed è in grado inoltre di indirizzare i casi più complessi e più refrattari a trattamenti sperimentali (es: stimolazione profonda ipotalamica, stimolazione del nervo occipitale, stimolazione magnetica transcranica,…) c/o centri di alto livello.

modalità di accesso per visite ambulatoriali non urgenti: tramite prenotazione c/o CUP o Segreteria della Neurologia/Neurofisiopatologia dell’Ospedale di Arezzo previa specifica richiesta di “visita presso Centro Cefalee” a cura del MMG o di medico specialista.
tel.: 0575-255228
orari ambulatorio: mercoledi ore 8.30 -11.30 (è in programma un ampliamento della attività in relazione all’altissimo numero di richieste da parte della popolazione aretina).

modalità di accesso per urgenze: tutti i giorni tramite il Pronto Soccorso.
dove siamo: gli ambulatori si trovano presso c/o il Poliambulatorio medico (3° scala, piano 1).

COSA E’ LA CEFALEA, QUANTO E’ DIFFUSA
La cefalea, caratterizzata da attacchi ricorrenti di “mal di testa” e malessere diffuso, è il disordine neurologico più frequente in Europa: si calcola che almeno 5 europei su 7 soffrano di un attacco almeno una volta nella vita e che il 60-90% degli individui abbia almeno un attacco di cefalea all’anno.
In alcuni casi la cefalea è occasionale, ma spesso è così frequente e severa da compromettere le capacità lavorative e la vita familiare e sociale di chi ne è affetto: le terapie per prevenire gli attacchi sono efficaci infatti solo nel 50% dei pazienti e quelle per fermare un attacco acuto nel 70% dei casi.
Molti farmaci di nuova generazione sono in fase di avanzata sperimentazione, tra i quali i “gepants” (antagonisti del recettore CGRP), il lasmiditan (agonista del recettore 5-HT1F), gli anticorpi monoclonali ALD403 e LY2951742 (bloccanti l’attività del peptide correlato al gene della calcitonina) e sembrano possedere una efficacia almeno simile o superiore e una migliore tollerabilità rispetto agli attuali farmaci in commercio.
La cefalea colpisce prevalentemente le età adulte ed economicamente più produttive della vita (soggetti tra i 20 e i 50 anni), ma non risparmia neanche bambini, adolescenti ed anziani.
Le cefalee comprendono condizioni molto diverse, che possono essere di intensità, frequenza e durata molto variabili: l’emicrania e la cefalea tensiva rappresentano le forme più frequenti di cefalea e anche le più disabilitanti.
Poiché ogni tipo di cefalea necessita di una propria terapia specifica, l’efficacia della cura dipende dalla corretta definizione diagnostica: il riferimento principale per la diagnosi è rappresentato dalla Classificazione Internazionale delle Cefalee, giunta alla sua III° edizione (International Classification of Headache Disorders, 3rd ed.,  pubblicata su Cephalalgia 33/9: 629-808; 2013).
Nella classificazione vengono distinte e individuati i criteri diagnostici delle cefalee primarie (emicrania, cefalea muscolo-tensiva, cefalea a grappolo), delle cefalee secondarie (secondarie a patologie cerebrali, craniali, internistiche o psichiatriche, oltre a quelle derivanti da abuso di farmaci, ad es. analgesici) e delle nevralgie craniali, tra cui la nevralgia del trigemino.
Le cefalee sono una delle patologie a maggior impatto economico sulla spesa pubblica, a causa dei rilevanti costi che ne derivano: costi diretti (per prevenzione, esami diagnostici, terapie farmacologiche e non, ricoveri,…) e costi indiretti (riguardanti la ridotta capacità lavorativa ed i giorni di lavoro persi a causa della malattia).
La spesa sostenuta dai pazienti e dallo Stato italiano solo per i farmaci “mutuabili” ammonta a circa 26 milioni di euro all’anno (valutazione del 2001), mentre il danno economico dovuto alla perdita di giornate lavorative ammonta a circa 1 miliardo di Euro all’anno.
Uno studio italiano ha calcolato che il costo globale dell’emicrania per ogni anno è di circa 3 miliardi di Euro, di cui il 52% per costi diretti e il 48% per costi indiretti.
Si rende quindi necessario un corretto approccio alle cefalee, allo scopo di definirne con la maggior accuratezza possibile il tipo, di individuare le forme potenzialmente pericolose e di trattarle con le terapie più specifiche e più idonee, allo scopo di evitarne la cronicizzazione (uno dei fattori più incisivi in tal senso è l’uso prolungato e l’abuso degli analgesici).