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Malattie renali croniche, il Progetto Nefro ai raggi X

carlo_muraUn convegno per analizzare il contesto valdarnese grazie al nuovo approccio delle Reti cliniche integrate e strutturate. La patologia rallenta, con dati in controtendenza rispetto al resto della Toscana
MONTEVARCHI – Gli ottimi risultati ottenuti in Valdarno con una nuova gestione delle malattie renali croniche (le cosiddette Reti Cliniche integrate e strutturate) sono al centro di  un convegno in programma all’ospedale della Gruccia sabato prossimo 19 maggio, alla presenza di Emanuele Vendramini, docente alla Bocconi.
La malattia renale, come tutte le patologie croniche, ha un decorso articolato nel tempo, con velocità di progressione variabili. Esistono forme con un decorso accelerato e altre  a lenta progressione, che impiegano anni ad arrivare alla necessità di terapia dialitica o trapianto. Da qualche anno gli specialisti Nefrologi di Montevarchi e i Medici di Medicina Generale hanno iniziato forme di gestione integrata dei pazienti con malattia renale cronica sulla base di studi internazionali ed esperienze pilota. E’ infatti dimostrato che questa integrazione abbia effetti molto positivi sul rallentamento della progressione della malattia.
Da alcuni anni è quindi partita la sperimentazione che va sotto il nome di “Progetto Nefro”. Prevede un protocollo di controllo periodico a cura del medico di famiglia per gli stadi iniziali e/o stabili di malattia renale, riservando alla struttura ospedaliera le forme a più rapida evoluzione o necessarie di controlli ravvicinati. Il medico ha la possibilità, attraverso il contatto telefonico o di persona, di inviare in ospedale tutti i pazienti che hanno una malattia renale avanzata secondo parametri concordati.
“Il convegno di sabato servirà per fare il punto sulla sperimentazione che, visti i risultati ottenuti, verrà estesa a tutto l’ambito della Asl Toscana Sud-est – dichiara Carlo Mura, direttore della UO Nefrologia della Gruccia - Si tratta di un grande cambiamento di gestione delle cure che non vede più l’ospedale al centro di queste, ma demanda la gestione delle fasi iniziali e stazionarie ai Medici di Medicina Generale, con una forte ricaduta positiva sui cittadini vista la migliore accessibilità ai servizi, senza praticamente tempi di attesa. Saranno punti qualificanti e focali la formazione dei medici di famiglia nello specifico della malattia renale, il contatto continuo con lo specialista nefrologo per i casi clinici più complessi e l’informazione della popolazione in merito ai percorsi specifici. Possiamo oggi dire, mettendo a confronto gli ultimi 5 anni in cui abbiamo collaborato con i Medici di Medicina Generale con quelli precedenti, che  in controtendenza rispetto al dato provinciale e regionale il numero dei dializzati non è aumentato, che la malattia sta rallentando e che l’ambulatorio segue più i pazienti a rischio che non quelli stabili, i quali giustamente fanno riferimento al  medico di famiglia. Una rivoluzione lenta ma progressiva che porterà importanti vantaggi ai pazienti ma anche al sistema sanitario”.
Il convegno inizierà alle 9 in Sala Paul Harris con l’intervento del direttore generale della Asl Toscana sud est Enrico Desideri e del direttore sanitario Simona Dei. Seguiranno Emanuele Vendramini (“Le reti cliniche in Italia: modelli a confronti”) e alcuni professionisti della Asl Toscana sud est (Dario Grisillo, Massimo Gialli, Laura Gambassi, Carlo Mura). Il punto di vista dei medici di famiglia sarà affrontato da Lucio Mignone.

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